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Voglia di morire. Che fare? Un caso di depressione maggiore

Ho tentato il suicidio.

Sonia, un caso di Disturbo Depressivo Maggiore

“Buonasera Dottore, sono una ragazza di 34 anni. Soffro di depressione da 3 anni e quando la situazione sembra risolta, sto bene per alcuni mesi… fino al verificarsi di una nuova crisi. Cado nel silenzio in quei momenti e ho voglia di morire …vorrei non svegliarmi più il giorno dopo, poi, con rassegnazione e disperazione mi sveglio e devo sopportare di vivere un’altra giornata. E’ come se facessi fatica a vivere. Sono infermiera e già una volta ho tentato il suicidio 2 anni fa circa, ma stupidamente non ho usato un farmaco abbastanza efficace e allora ero già in terapia psicologica. Vorrei tornare ad essere quella di prima e voglio sconfiggere questa malattia bastarda che mi sta consumando…ho però paura di non farcela. Ma i farmaci mi possono aiutare davvero?”

Sonia mi ha contattato perchè disperata da una condizione di depressione recidivante che tra un episodio e l’altro la stava portando a perdere la vita. Il ripetersi di crisi depressive configurava nel suo caso l’emergere di una diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore vero e proprio che per definizione avrebbe richiesto fin da subito, tre anni prima, un intervento farmacolgico da affiancare almeno al supporto psicologico che Sonia stava già ricevendo. Purtroppo la storia di Sonia di ritardo nella diagnosi o di sottovalutazione della gravità non è così rara,anzi. Una terapia precoce a base di antidepressivi avrebbe probabilmente risparmiato a Sonia e alla sua famiglia il calvario che invece hanno dovuto passare dopo il primo tentativo di suicidio.

Quando Sonia si è convinta a scrivermi, spinta dai genitori e da una sorella molto determinata, era sull’orlo di una nuova grave crisi con intenti e idee suicidarie molto chiare e definite. Memore della prima esperienza aveva già ideato e programmato come morire “di sicuro”, come mi disse lei stessa. Il ricovero in casa di cura, in un ambiente protetto e con adeguate cure intensive le permise progressivamente di spegnere l’angoscia di morte che ormai permeava completamente la sua mente non facendole trovare più nulla per cui vivere. La terapia a base di antidepressivi endovena e l’affiancamento psicoterapico e psico-rieducativo le hanno permesso, assieme all’affetto dei suoi cari, di recuperare nel giro di un mese e di poter essere dimessa con una terapia ormai stabilizzata e un equilibrio timico conclamato. Da allora Sonia si è affidata per il monitoraggio della farmacoterapia che ancora oggi segue come profilassi di un nuova ricaduta depressiva, assieme alla psicoterapia con la sua vecchia psicologa. Sonia pare in grado oggi di poter intravvedere un futuro diverso, non di morte.

Il materiale qui presentato è ispirato a fatti e personaggi legati all’attività clinica dell’autore che ne ha modificato i dettagli e ogni elemento che permettesse un riconoscimento a tutela e protezione della privacy dei pazienti. In ogni caso quanto riportato, per specificità della casistica esaminata e la non generalizzabilità delle indicazioni, non può in alcun modo considerarsi sostitutivo di una valutazione medica personale.

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